“Giri Choco” e la ribellione a San Valentino

Scritto da il 14 Febbraio 2019

Non comprare i cioccolatini per San Valentino può essere un atto politico. O almeno così sarà quest’anno in Giappone.

Le donne impiegati negli uffici si sentono obbligate da una tradizione a portare dei cioccolatini per i colleghi il 14 febbraio di ogni anno. Il rituale conosciuto come “Giri choco“, che si può tradurre come “cioccolatini obbligatori”, affonda le sue radici negli anni ’50. Quest’anno però le donne hanno deciso di ribellarsi a quest’usanza giudicata come una forma di oppressione sessista, posizione sostenuta anche da alcune aziende che hanno esplicitamente vietato il protrarsi di questa tradizione.

Un appoggio a questa rottura della tradizione è stato dato anche dalla marca di cioccolatini Godiva, che ha comprato delle pagine dei principali quotidiani giapponesi invitando le donne a ribellarsi. «Il giorno di San Valentino dovrebbe essere un’occasione per esprimere a qualcuno quello che sentite veramente» si legge nella pubblicità dell’azienda. «Non è un giorno in cui siete obbligate a fare qualcosa per mantenere un buon clima nel vostro luogo di lavoro». Godiva si rivolge anche agli uomini: «Maschi, specialmente se siete in posizioni di livello nella vostra azienda, dite alle donne dei vostri uffici di non sentirsi in alcun modo obbligate a dare a nessuno dei “giri choco”».

Secondo un sondaggio il 60% delle donne comprerà si dei cioccolatini per il giorno di San Valentino, ma non per i colleghi maschi: più del 56% ha infatti dichiarato che avrebbe comprato qualcosa per i membri della famiglia mentre un 36% vuole fare acquisti per il partner. La fine del Giri choco è sinonimo di un crescente movimento femminista che segue l’onda del MeToo, e che in Giappone ha una certa rilevanza.

Caro Giri choco, hai le ore contate.


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